Una volta era sempre che mi sentivo molto bene e facevo pure i ragionamenti seri e avevamo imparato di parlare con la correttezza sia grammatica che sintassi poi mi ho scordato tutto, ma non lo so che è successo.Forse ho avuto una malattia talmente grave che non me l'ho accorta.Mi ricordo che una volta ho andata alla messa senza di farmi il segno di croce, mia mamma mi ha dato in faccia e io non che ho abbassato il sguardo ma ci ho detto solo si smetterla che mi pareva un gesto che non lo potevo sopportare.POi mi misi pure di piangere e quella mi ha preso in braccia.Poi ho smesso e non mi ha presa in braccia nemmeno mai più.Una volta mia nonna mi ha fatto mangiare pane e mandarino. Quel giorno mi feci chiatta.

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Voi mi dovevate conoscere dopo. Dopo ero sempre una persona meglio.

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Chinottolo per aver fatto il pezzotto generale, l'immagine e l'header. ArancioGrafica per il template di base. Splinder e Altervista per l'hosting, ma così giusto per citarli perché alla fine chi se ne fott.

domenica, 04 gennaio 2009, ore 18:53


 





La mia amica Margherita mi ha fatto un regalo che è un bracciale che io me l'ho messo e non me lo levo più perchè è un regalo che significa che lei è andata a una parte e mi ha pensato perchè mi vuole bene e me l'ha portato. Se poi è una formalità non me ne fotte. Sono felice lo stesso. Ciao.

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martedì, 16 settembre 2008, ore 00:06

Wa, io tengo un'amica che è uno scandalo. Certi giorni  tiene na cervella  con lo stesso diametro dell'equatore. Veramente fa paura. Ho notato che solitamente la cervella sua si allarga quando chiove a tal punto che io penso che questa ci tiene un buco in testa che ci fa entrare l'acqua dentro al cervello che deve essere una specie di spugna che solitamente sta secca e ovviamente nun funziona. Comunque, quando capita sta cosa l'ancella Meg spara le teorie e nessuno di noi fa in tempo a uccidersi prima di sentirle, ma questa è un'altra questione ancora. L'ultima teoria risale a sabato scorso che io stavo a casa e lei è venuta a sfastariarmi. Mi ha acchiappato a tradimento, che mia mamma non ha voluto rispondere a citofono che teneva la vocca chiena di pizza, la vecchia schifosa. Io ho risposto e ho detto:" Chi è?" cercando di imitare la voce di mio fratello. Siccome non ci sono riuscita, quella mi ha risposto :"Sò io, apri." Che quasi che io volevo dire :"No, ma guarda che io non ci sono" però poi mi dovevo buttare giù e quella comunque poi mi scopriva, visto che lei stava giaggiù, appunto. Comunque è salita e ha rotto il cazzo che io avevo pensato di passarmi il sabato sera casalingo che poi mi passavo pure un paio di ore a telefono con il mio compagno del sentimento ma prima mi vedevo un film che a me mi piace di vedermeli da sola così mi credo Enrico Ghezzi e mi scrivo pure gli appunti. C'era l'amica mia e non è che lo potevo fare, quella poi se li copiava, se l'imparava a memoria e si andava a chiavare qualcuno per merito mio.Non dovesse mai succedere na cosa di queste. Si è seduta e io ho detto che già avevo deciso che mi dovevo vedere un flm di Lynch che quella sera ero particolarmente intelligente. E poi è successo lo schifo. Margherita si è messa in piedi al centro della stanza,  ha aperto la bocca e ha detto: "Secondo me a voi vi piace Lynch perchè nessuno lo capisce, voi vi illudete di capirlo e vi sparate le pose che così sembrate più intellettuali." 

Wa, sì nu genio, sora mì, pensai io.

Mi da sempre grandi soddisfazioni. Poi ogni tanto piscia pure per terra, ma però dopo se lo scorda. Era arrivato il momento di dirglielo.

Con affetto, Margherì.


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martedì, 29 luglio 2008, ore 14:40

E c'è dunque l'uomo della pizza, che ormai ha preso coscienza del nostro appuntamento serale, perchè noi ci presentiamo in loco sempre alla stessa ora, quanto mai puntuali fra le undici e la mezzanotte, più verso la mezzanotte che verso le undici, a seconda di quando ci coglie la fame chimica, ed è sempre una pizza diavola con molto piccante, che lentamente ci uccide le papille gustative: ma esse muoiono gioiose. L'uomo della pizza ci fa, appunto, la pizza assassina a me e al mio amico F.,col naso lungo e i piedi grossi (invertite pure se meglio vi pare), e l'atteggiamento alquanto da Pinocchio che solo me lo rende caro, e che non siamo per nulla amici. Ed è allora pizza e sigaretta e spasmi e crampi e infine-udite udite-conati di quasi vomito prima dell'alzata di culo (invero molto elegante) mia e di R. dalla seggia del bar,sempre quella. Di noi che, sprezzanti del pericolo, e soprattutto dell'altrui vita, impavidi c'imbarchiamo sulla mia macchina (!) lilla dal fianco scassato. Il mio arrivo a casa è dunque previsto per la mezzanotte e mezza circa-l'ora del mio spogliarello lampo quando c'infiliamo,io e le mie mutandine, sotto le lenzuola-semprechè! mi ricordi di preparare prima il letto all'onore di tanta accoglienza. Arriviamo adesso al punto, mio gentile pubblico utente: volevo giusto rendervi edotti-chè ieri questa mia routine colle ore scandite venne interrotta barbaramente dallo squillo del telefonino (e qui, prego: ode alla tecnologia). Destino volle che l'avessi tratto dalla borsa per posarlo a portata di braccio, quando già l'insonnia mi aveva rassegnata al metodo estremo della conta delle pecore. Vengo al punto-dicevo-che era la mia amica MarLa BLu, spersa in un'altra regione, fortunatamente italiana: sia lei sia la regione. Spersa da due giorni di preoccupante silenzio, ella inaugura il nostro approccio telefonico più o meno così: mi sono persa a P. su un muretto pericolante; qui fra molto fumo di sigaretta e molte bestemmie mostro ai passanti le mie beltà, con tanto gaudio e poco scuorno. Segue il listino dei prezzi dei cocktails a P. : concordo con lei che è davvero davvero uno scandalo. Passa poi-lei-a delirare su un'altra linea e a me invece mi passa M.,sua collega di sventura, che con languida voce mi dice addio nel caso non dovessero far ritorno vive a casa più mai. Benissimo. E io, che già avevo accettato la notte in bianco, mi faccio cogliere dallo spanteco nel letto, mentre mi conto improbabili nei e i morsi di zanzara e i lividi di dubbia provenienza, mentre le loro voci acute si liquefanno nella nota del russare di mio padre dalla camera accanto, alle due e mezza di notte.

L'ancella meg.


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