Una volta era sempre che mi sentivo molto bene e facevo pure i ragionamenti seri e avevamo imparato di parlare con la correttezza sia grammatica che sintassi poi mi ho scordato tutto, ma non lo so che è successo.Forse ho avuto una malattia talmente grave che non me l'ho accorta.Mi ricordo che una volta ho andata alla messa senza di farmi il segno di croce, mia mamma mi ha dato in faccia e io non che ho abbassato il sguardo ma ci ho detto solo si smetterla che mi pareva un gesto che non lo potevo sopportare.POi mi misi pure di piangere e quella mi ha preso in braccia.Poi ho smesso e non mi ha presa in braccia nemmeno mai più.Una volta mia nonna mi ha fatto mangiare pane e mandarino. Quel giorno mi feci chiatta.

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Voi mi dovevate conoscere dopo. Dopo ero sempre una persona meglio.

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Chinottolo per aver fatto il pezzotto generale, l'immagine e l'header. ArancioGrafica per il template di base. Splinder e Altervista per l'hosting, ma così giusto per citarli perché alla fine chi se ne fott.

venerdì, 30 gennaio 2009, ore 21:06


 






Cara professoressa del francese,

ti volevo di dire che ti voglio bene e che mi devi perdonare se ti ridevo in faccia quand'è che parlavi la lingua tua al corso e pure scusa di quella volta che con angelo ce ne siamo andati dopo nemmeno che erano passati 3 quarti d'ora e quella volta che dormivo e che ho fatto capa e banco e tu poi mi hai fatto la domanda che angelo mi ha suggerito la risposta e io non l'ho sentito e allora che ti ho detto una cosa per un'altra e tu mi hai fatto la faccia che mi volevi di sgridare ma non mi hai sgridata nemmeno mai più perchè non sei mia mamma e perchè sei brava e io invece ti ho chiamata dentro ai denti puttana. Scusa, la tua borsa che tenevi oggi pure era bella e pure la sciarpa e pure tuo figlio e pure il cappotto e pure i stivali e pure la maglia e pure tu. Domani ti telefono che voglio venire alla boutique con te.


Ps: Secondo me un poco la somigli a quella del quadro un poco pure per il culo. Ma no che sei chiatta, sei francese.

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giovedì, 29 gennaio 2009, ore 20:52


 


â—¦°â—¦° Adoorminta â—¦°â—¦°- scrive:
notte angi
â—¦°â—¦° Adoorminta â—¦°â—¦°- scrive:
la pomme de terre
Gisella Maiello scrive:
che sarebbe a patan?



Vabbuò, l'ho fatta protagonista perchè dentro a sti 3 giorni dell'inferno  mi è stata molto brava a mi spiegare le cose che io non le capivo e nemmeno mi sforzavo. Pure Angelo che non mi voleva far di piangere, ma Francesco è ricchione e mi ha mischiato una malattia al braccio una cosa che ora mi gratto.

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giovedì, 29 gennaio 2009, ore 11:15


 





Buongiorno,
sono 4 ore che sto chiusa dentro alla stanza e vado solo al bagno per fare pipì e allora siccome mi scoccio di studiare la lingua francese che comunque non la capisco mi bevo tanta acqua che così mi alzo di più e mi diverto pure che pare che esco a fare un giro e invece non è vero ma mi piace di pensare così e un poco sorrido. Quindi sto qua che parlo da sola una lingua che è un poco francese e un poco che è un 'altra cosa che nessuno la capisce e io domani mi metto vergogna di dirla davanti alla professoressa che ce lo voglio dire nuovo che è una stronsa sempre anche oggi però tiene molte belle borse, la scema.


Ps: Rita, questa è la tarta tatina che secondo me fa venire la diarrea pure ai topi di mare.

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mercoledì, 28 gennaio 2009, ore 17:19


 




Cara professoressa del francese,
ti volevo di dire che sono molta stanca e quasi malata perchè di fare la copia dei brani non volevo e nemmeno di copiare  i riassunti di rita e nemmeno le traduzioni perchè il francese è una lingua che io non la so e nemmeno che la voglio sapere. Io al francese non lo voglio bene per principio e nemmeno a te che ti metti i i jeans stretti e tieni il culo comunque grande proprio come a una francese e non ti rendi conto che sei comunque extracomunitaria e comunque tu hai fatto come alle polacche che mò si fottono i mariti che mia nonna tiene ragione, secondo me. E poi ti volevo dire che tuo figlio è un bambino molto cretino e non è giusto che lo portavi al corso che quello tiene 6 anni e sapeva tutte le cose che noi venivamo apposta al corso per ce le imparare mentre lui che già che le sapeva di già perchè è raccomandato che è figlio a te e tu sei una stronsa schifosa che secondo me pure che puzzi di formaggio. Io non voglio andare bene all'esame e il glassone marrone te lo devi mangiare tu. Scema!Mi hai fatto di piangere molte volte e non era giusto.

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lunedì, 26 gennaio 2009, ore 20:38


 






Volevo di dire che mi sento un poco meglio perchè mi ho fatto il shampoo dei pidocchi che me lo dovevo fare due settimane fa ma mi scordavo. Ora puzzo come al vecchio quello che sta sempre con la testa dentro assechio della spazzatura che cerca i pezzi per di riparare i ombrelli che quando li ripara fa pagare un euro. è bravo.

No, mamma. Non lo voglio pane e nutella. volevo un cappello di lana ma il verno è quasi passato ora no più che lo voglio.

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lunedì, 26 gennaio 2009, ore 17:18


 






Oggi sono depressa e pure domani. Oggi che vedo la gente che va a fare i esami e io non tengo genio e ma li devo fare pure io che mamma e papà hanno scoperto chedentro a questa stanza non studio per i esami ma faccio le cose mie. Mi vedo i film, mi leggo i libri, parlo, scrivo quassopra, disegno il mio migliore amico immaginario, m'iimmagino il vestito di quando mi sposo e quello di quando divorzio. Non voglio fare l'esame di francese è una lingua che non la voglio parlare mai. Io non la so fare quella erre col catarro, io non lo voglio il catarro. Io non mi voglio fare tutta piena di crema e nemmeno che mi devono crescere i baffi. Allora sto qua che lo so che devo studiare ma manco che lo voglio veramente e allora dico che io non voglio fare le cose che non ho voglia ma non posso fare così, allora voglio morire. Poi nemmeno che è vero che comunque mi sò comprata un sacco di vestiti e quando me li metto se moro. Vi prego, amici della mia università venitemi a vattere. Venitemi a mettere il vostro libretto dei esami in faccia a fatemi piangere davanti a mia mamma e mio papà e pure davanti alla vicina di casa che l'ha sempre saputo che prima o poi uscivo pazza in definitivamente. Signora, vostra figlia fa i bucchini!

Dopo voglio piangere mò non posso.

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domenica, 25 gennaio 2009, ore 21:54






Regia: F.lli Dardenne

Questo è un film che la protagonista non si cambia mai anche se va per cielo e per terra e si fa tutta di fango ma non se ne fotte perchè lei sta bene così. Non vuole bene a nessuno nemmeno alla mamma che ci piace la birra e di fare il sesso  con chi ci da la birra, per esempio i tedeschi che vanno a fare l'erasmus alla francia. Rosetta appena uno  va che la vuole parlare lei si mena a mozzichi in faccia come ai cani perchè tutti lo devono sapere che lei ha sofferto nella vita sua mica ha fatto la vita di Luisa Corna che mò canta e balla e se ne fotte.  Alla fine tra tanti che la vogliono parlare quello che lei lo mozzica più forte  e ci fotte pure il lavoro che fa la stronsa che dice i fatti suoi che vendeva i biscotti sottobanco quello s'innamora pure di lei e diventa scemo. Papà ha detto che dovevo abbassare il volume. Io ho detto NO. e LUI MI VOLEVA DARE IN FACCIA  e allora io ho detto: Vedi che chiamo a Rosetta e ti faccio mozzicare i cavigli. Papà ha chiuso gli occhi ma no che è morto proprio che non mi voleva vedere più che rimane male quando si ricorda che sò scema. Vabbuò.

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domenica, 25 gennaio 2009, ore 19:11


 





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Angela scrive:

secondo me
Angela scrive:
a un certo punto ho superato a kafka e mò lo scrivo subblog

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sabato, 24 gennaio 2009, ore 18:13


 






Scusate.
La mia amica Rita sta triste e io lo so che quella poi fa i pensieri negativi. DELLE LAMETTE DENTRO ALLE VENE E DEI TAgli di capelli come agli anni ottanta. Ci volevo solo dire che DEVE VINCERe e che comunque anche se dico sempre le volgarità la voglio bene  e mi deve fare un sorriso nell'immaginazione mia.


VAI RITA, CAPESALI TUTTI COI TACCHI CON LO SPILLO SOTTO CI VAI SOPRA AI RINI E LI STRUPPEI.

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sabato, 24 gennaio 2009, ore 14:24


 






Che poi sò andata a Torino che là Patrizia Pepe stava bella piena di robba che io ero molto contenta che sono entrata che amò si sentiva un poco con l'imbarazzo che forse io volevo di aggredire la commessa ma non l'ho fatto anche se volevo un vestito che l'avevo visto ed era in un modo ma poi me lo ricordavo di un altro alla fine mi hanno fatta fessa che me ne hanno dato un altro ancora più bello che io per non fare la figura dell'handicappata mi sono pure di convinta che  era uguale ma poi non era così, era meglio. A sfreggio, anche perchè non l'ho pagato io. Poi la sera per rimanere nel tema siamo andati al raduno di anobii il sito dove prima si legge e poi si chiava e nascono i Oliver Twist piccoli piccoli che vanno girando per il mondo che poi i genitori non li vogliono più. perchè se campano a loro non ci hanno i soldi per i libri e quindi nemmeno le occasioni delle schifezze peggio del mondo. Allora siamo andati a sto posto che erano motli lesbiche e gay e io mi ero messa paura ma c'era amò che era forte., ma comunque una lesbica a forma di nano di giardino mi impostava mentre io per farci vedere che ero femmina che ci piacciono i maschi mettevo la mano sul culo di amò che intostava, forse. La in mezzo erano tutti molto brutti e chiatti e il posto era pure piccolo che a me  mi mancava l'aria e pure mia mamma. Allora ci voglio dire a mia mamma: mamma ti prego, non leggere i libri e non ti mettere sopra i siti delle letture, per favore, imparati solo a fare il casatiello e la pasta al forno che come la fai tu mi fai fare solo nervosa oppure una ricetta semplice semplice come a quella che ha fatto enzo anche se non è una femmina con la rucola, la ricotta e tipo i gnocchi che pure era buona. Là c'erano le persone , mamma cara, che se erano mamme a mè le avevo spellate come ai vietnamiti che correvano quando non mi ricordo che periodo nella storia succedevano cose malamenti. Non fare mai come a loro, e se cacci la panza e fai un poco di culo sporgente, non te incaricare, ti vai a vestire da cannella  che fa la pubblicità serena autieri non c'è bisogno che ti metti i vestiti della pinko che tanto pure pari un capicuollo. A un certo punto veramente che mi veniva di piangere che mi hanno chiamato per darmi un microfono per parlare e io non volevo di parlare ma nemmeno di  prendere il libro di poesie d'amore di emilia dickinson che non la sopporto che era molto bella e scemae non usciva mai di casa e teneva i complessi sociali e che ne voleva sapere dell'amore? e allora mi  hanno fatto le foto che io paro il cesso e non è vero. Stronsi, mia mamma pure se diventava cessa come a voi non mi faceva la foto che lei sembrava bella e io no. E poi nel mezzo della serata hanno letto pure una dedica a un libro che si doveva regalare a quei sturci di ccristiani che pareva che l'avevo scritta io ma non l'avevo scritta io, però pareva così che non era vero, ma vabbuò. Mi sono accorta che non l'avevo scritta io che cambiava il nome sotto.

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