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Una volta era sempre che mi sentivo molto bene e facevo pure i ragionamenti seri e avevamo imparato di parlare con la correttezza sia grammatica che sintassi poi mi ho scordato tutto, ma non lo so che è successo.Forse ho avuto una malattia talmente grave che non me l'ho accorta.Mi ricordo che una volta ho andata alla messa senza di farmi il segno di croce, mia mamma mi ha dato in faccia e io non che ho abbassato il sguardo ma ci ho detto solo si smetterla che mi pareva un gesto che non lo potevo sopportare.POi mi misi pure di piangere e quella mi ha preso in braccia.Poi ho smesso e non mi ha presa in braccia nemmeno mai più.Una volta mia nonna mi ha fatto mangiare pane e mandarino. Quel giorno mi feci chiatta.
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Me Medesima Voi mi dovevate conoscere dopo. Dopo ero sempre una persona meglio. Gente Malamente da visitare ALB0 Gente Perbene visitante *loading* visite formali Arricordiamoci
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Credits Chinottolo per aver fatto il pezzotto generale, l'immagine e l'header. ArancioGrafica per il template di base. Splinder e Altervista per l'hosting, ma così giusto per citarli perché alla fine chi se ne fott. |
martedì, 29 luglio 2008, ore 16:31
Pieno di giubilo l'amico N. mi telefona informandomi che tali Mojomatics suoneranno per noi e per altri ( ma sopratutto per noi che siamo i prescelti) in quel di Eboli. MI chiede, dunque, esaltatissimo se a lui voglio unirmi, senza esitazione alcuna rispondo si. Un si deciso, netto, il più deciso forse degli ultimi 3 giorni della mia vita. Fissiamo un appuntamento e sono felice. L'amico N. - penso- mi è sembrato particolarmente entusiasta e solitamente non lo è mai, dunque, questi qui devono essere bravi sul serio. Penso. Penso. Ci credo. Mi butto in doccia. In meno di un quarto d'ora sono pronta e aulentissima. Mi catapulto per le scale, rischiando, ovviamente, più volte la morte mentre le gengive continuano a sanguinarmi in maniera violentissima, penso che mi preme informar l'ancella Meg che con le sue tette sempre tra noi giovani cyborg porta un pò di sollazzo. Anche lei dice si. Comincio ad assumere un espressione intelligente, di indie-troia che va ai concerti e di musica ne capisce un botto. Ho anche un top a righe. Comincio a ripassare nella mia mente i nomi dei gruppi più "in" , ma in realtà non ne ricordo nessuno. Dunque, qualora qualche maschio della razza indie-minchia volesse con me tentare un approccio culturale, farei davvero brutta figura. Non mi sovviene la marca delle mutande indossate dalla cantante dei MUM mentre incideva l'ultimo pezzo, dell'ultimo album dedicato all'ultimo pelo di ciucia dell'ultima regina dell'ultima razza degli ultimi elfi rimasti sulla faccia della terra. Ma tant'è. L'amico N. m'incoraggia e mi sostiene. Il tratto Battipaglia- Eboli è bloccato, ma noi non lo sappiamo fino a quando non rischiamo lo schianto e , dunque, la morte. L'idea della morte sfiorata rende l'ancella Meg particolarmente giuliva che infatti comincia a ridere con la chiara intenzione di non fermarsi mai più. Hanno eretto un muro nel bel mezzo di una strada a scorrimento veloce (violentissimo) perchè è caduto un ponte, forse. Nessuno sa, nessuno immagina. Nessun cartello avvisa. L'amico N. , impavido come non mai, cerca d'impizzarsi dappertutto con la macchina perchè lui proprio ci tiene a vedere dal vivo questi fantastici Mojomatics. Ed è proprio il pensiero dei suddetti a tenerci in vita. Giungiamo dunque al loco tanto ambito. Rattissima scendo dalla macchina. Appena metto piede a terra rischio nuovamente la morte, mi trae in salvo l'amico Pasquale, trovatosi lì per caso. Incontriamo gente, salutiamo gente, siamo gente. Entriamo in questa specie di anfiteatro ed eccoli lì: questi Mojomatics altro non sono che tre minchioni vestiti da invitati al matrimonio di Briatore, con i capelli a casco , i pantaloni e le scarpe strette. Decido che però io non sono in condizione di giudicare in questo modo , magari hanno qualcosa da dire, penso. Dunque, mi siedo e comincio a battere i piedini seguendo il ritmo della versione punkmelodico di "Twist-twist tutto il mondo...", mentre il bassista sbatte il culo a destra e a manca che mi fa proprio venire in mente Heather Parisi che fa l'imitazione di Alvaro Vitali, o forse il contrario. L'amico N. non respira, schiuma, è nauseato e pentito per avermi trascinata fin lì a vedere un gruppo- incrocio tra i primi pantaloni indossati da Brian Eno, i secondi pantaloni indossati da Dave Gahan, gli Oasis che suonano al contrario e mia madre che canta l'inno di Mameli senza un motivo preciso. Non sono per niente divertita. L'acustica è una ciofeca, peggio dei miei sandali brillantinosi, e mi sta lentamente squarciando lo stomaco.L'ancella meg è affondata in questo sound che le ottunde completamente i sensi e biascica parole d'amore, chiaramente riconducibili a qualche libro della Tamaro andatole di traverso. Improvvisamente però parte un pezzo che ci fa capire che no, non è ancora finita e che ne avremo ancora fino a quando le corda della chitarra di questo cicciobello funereo non ci usciranno direttamente dal culo, uccidendoci tutti per troppo amore. Divento insofferente, mi volto verso l'amico N. (perchè l'ancella Meg se ne strafotte ) con una contrazione dei muscoli facciali che farebbe impallidire Lombroso, e gli chiedo semplicemente : Perchè?. Non mi giunge risposta. Il giro di chitarra è sempre lo stesso, la cassa della batteria è sparatissima. Il palco chiede pietà. I piedi della palco urlano: Jatevenn! Improvvisamente capisco, capisco che siamo stati reclutati per girare una scena di un qualche telefilm che possa occupare nei nostri cuori il posto che un tempo fu di Dawson's creek e che ora irrimediabilmente è rimasto vacante. Tutti si divertono. Tutti ridono. è gente, siamo gente. L'ancella Meg mi parla, ma io non sento. Io stessa mi parlo e non mi sento. Vorrei sapere chi ha messo le bacchette in mano al batterista? Perchè non gli hanno insegnato che la batteria si può suonare anche con la testa o col glande, volendo? Glielo urlo, ma non mi sento. Non mi sento io e non mi sente nessuno. [E ora, ditemi, da 1 a 10 quanto poco sono ggggiovane?] Nessuno mi sentirà mai. L'amico N. è sparito. Realizzo ulteriormente. Immagino che ora ci verrà addosso con la sua tavola da surf, accompagnato da questo magnifico sound che tanto ci riempie la mente di cartoline piene di palme, fighe, decapottabili e il mitico SURF! E quella di lui che, con la sua tavola da surf ci travolge tutti, mentre si libra in volo sostenuto dal cuscino di note dorate provenienti dagli strumentuzzi di questi 3 fantastici/originalissimi/mai visti e mai sentiti prima d'ora giuvinotti trevisani, sarà ovviamente la scena madre. Surfando e sborrando l'amico N. diverrà attore padre. martedì, 29 luglio 2008, ore 14:40
E c'è dunque l'uomo della pizza, che ormai ha preso coscienza del nostro appuntamento serale, perchè noi ci presentiamo in loco sempre alla stessa ora, quanto mai puntuali fra le undici e la mezzanotte, più verso la mezzanotte che verso le undici, a seconda di quando ci coglie la fame chimica, ed è sempre una pizza diavola con molto piccante, che lentamente ci uccide le papille gustative: ma esse muoiono gioiose. L'uomo della pizza ci fa, appunto, la pizza assassina a me e al mio amico F.,col naso lungo e i piedi grossi (invertite pure se meglio vi pare), e l'atteggiamento alquanto da Pinocchio che solo me lo rende caro, e che non siamo per nulla amici. Ed è allora pizza e sigaretta e spasmi e crampi e infine-udite udite-conati di quasi vomito prima dell'alzata di culo (invero molto elegante) mia e di R. dalla seggia del bar,sempre quella. Di noi che, sprezzanti del pericolo, e soprattutto dell'altrui vita, impavidi c'imbarchiamo sulla mia macchina (!) lilla dal fianco scassato. Il mio arrivo a casa è dunque previsto per la mezzanotte e mezza circa-l'ora del mio spogliarello lampo quando c'infiliamo,io e le mie mutandine, sotto le lenzuola-semprechè! mi ricordi di preparare prima il letto all'onore di tanta accoglienza. Arriviamo adesso al punto, mio gentile pubblico utente: volevo giusto rendervi edotti-chè ieri questa mia routine colle ore scandite venne interrotta barbaramente dallo squillo del telefonino (e qui, prego: ode alla tecnologia). Destino volle che l'avessi tratto dalla borsa per posarlo a portata di braccio, quando già l'insonnia mi aveva rassegnata al metodo estremo della conta delle pecore. Vengo al punto-dicevo-che era la mia amica MarLa BLu, spersa in un'altra regione, fortunatamente italiana: sia lei sia la regione. Spersa da due giorni di preoccupante silenzio, ella inaugura il nostro approccio telefonico più o meno così: mi sono persa a P. su un muretto pericolante; qui fra molto fumo di sigaretta e molte bestemmie mostro ai passanti le mie beltà, con tanto gaudio e poco scuorno. Segue il listino dei prezzi dei cocktails a P. : concordo con lei che è davvero davvero uno scandalo. Passa poi-lei-a delirare su un'altra linea e a me invece mi passa M.,sua collega di sventura, che con languida voce mi dice addio nel caso non dovessero far ritorno vive a casa più mai. Benissimo. E io, che già avevo accettato la notte in bianco, mi faccio cogliere dallo spanteco nel letto, mentre mi conto improbabili nei e i morsi di zanzara e i lividi di dubbia provenienza, mentre le loro voci acute si liquefanno nella nota del russare di mio padre dalla camera accanto, alle due e mezza di notte. Il post è rintracciabile in: varie, amore, eventuali, amenità , missmarlablu, io contro eva, ancellameg
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